A- A A+

RACCONTI
(
e aforismi)

(Marsilio)

AFORISMI COME GUIZZI D’INTELLIGENZA.

Dovrebbe veramente consistere di sole citazioni il resoconto di un libro garbato e sulfureo, ironico ed elegante come lo è, nel ‘porgere’ battute dal video o dal palcoscenico, il suo autore, Pino Caruso. Il quale, tra ammicchi felpati e improvvisi guizzi d’intelligenza, distilla il suo ‘io’ più vero: ossia un’ulteriore maschera teatrale: quella dello scrittore che si compiace di paradossi, intrisi d’irridente e aerea follia. Pino Caruso aborre le ovvietà del senso comune; aspira a quella rara e superiore dote, esaltata da Oscar Wilde, che è un brillante, giocoso buon senso.

IL GIORNALE 27 aprile 1986 - INDRO MONTANELLI

L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

LA MASCHERA RIVELATRICE.

Brillante esilarante paradossale, questo libro sembra destinato a sorprendere quanti, inconsapevoli della bella massima di Caillois: “La maschera dissimula il personaggio sociale e libera la personalità vera”, di Pino Caruso hanno amato il momento quotidiano e realistico che è quello dell’attore, dell’esperto cabarettista, dello showman proteiforme. Indossando, infatti, la maschera, per il pubblico e forse anche per lui inusitata, dello scrittore, ecco affiorare dal profondo della sua anima “L’uomo comune”, che come nel Gogol dei “Racconti” o nel Rabelais delle “vie che camminano”, sconvolge tutti i nostri parametri di percezione e ci reca alla conoscenza di un mondo nuovo, fatto di gioco, di malinconia, di tenerezza, ma anche d’irridente, aerea follia. Un libro unico, bello e consolatorio, che anche i letterati faranno bene a leggere con attenzione e curiosità.

TUTTA CULTURA - mensile 1986 - AURELIO PES

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

LETTERA PERSONALE DI EMILIO GRECO A PINO CARUSO.

Gentile Caruso, la lettura del suo libro mi ha deliziato. La mia ammirazione per lo scrittore è pari a quella che sento per l’attore. Grazie del gentile dono. Rallegramenti anche per la bella veste tipografica. Con la più viva cordialità. Suo 

EMILIO GRECO (Roma maggio 1986)

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

PINO CARUSO SCRITTORE AUTENTICO.

Pino Caruso è attore, cabarettista esilarante, personaggio dello spettacolo televisivo e ora scrittore; ma scrittore autentico: suo è un pregevole libretto di brevi racconti e aforismi. Più che di racconti si tratta di apologhi, in cui una certa arguta (e acuta) filosofia del quotidiano fa da sfondo didattico. C’è, in aggiunta, una punta di surrealismo… Caruso insegue continuamente il paradosso facendoci pensosamente sorridere, sembra che si diverta con sofferenza, che voglia comunicarci, vestito da clown, una tristezza informe, indefinibile, un male d’esistere senza quarti di nobiltà, un male quotidiano, piccolo-borghese, il male del ragioniere della porta accanto, e che, in definitiva, non si distingue molto da quello dei filosofi (per giocarli in ossimoro) Vattimo e Severino.
Scrive Caruso: “Non era morto, era semplicemente fuori di sé. E c’è una bella differenza: chi è morto non è fuori di sé; anzi forse è tornato definitivamente in sé”.

24 novembre 1986 - IL GIORNALE D’ITALIA

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

UN PICCOLO CAPOLAVORO!

Scritto in un italiano sobrio ed elegante, questo libro è un piccolo capolavoro della letteratura italiana del Novecento.

CORRIERE DELLA SERA 1986 ENZO BIAGI

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

CARUSO REGALA RISATE INTELLIGENTI E PROFONDI PENSIERI.

Londra-Roma. Ho dormito otto ore in tre giorni, e solo un libro davvero particolare potrebbe tenermi sveglia. E quello che ho tra le mani non mi lascia chiudere occhio; perché non faccio in tempo a ridere che mi ritrovo a pensare seriamente, non faccio in tempo a pensare che mi stupisco davanti alla fantasia delle trovate, non faccio in tempo a stupirmi che mi ritrovo di nuovo a ridere. Per forza! L’autore è Pino Caruso, il cui libro intitolato “L’uomo Comune” è una raccolta di brevi racconti sulla tragicomica condizione umana. Caruso riesce a darci una visione insolita della realtà attraverso l’assurdo e dell’assurdo attraverso la realtà. Un esempio? “L’umorismo è il tentativo di far morire la morte dal ridere. Purtroppo la morte non ha il senso dell’umorismo”. Alla fine del libro, non si può non accorgersi che Caruso non è un comico, ma un filosofo della rassegnazione, che però non si rassegna mai.

OGGI 1987 - ALESSANDRA CASELLA

L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

FELICE DEBUTTO DI SCRITTORE.

Felice debutto di uno dei più amati e applauditi attori italiani con un libro rivelatore di una profondità finora spesso mortificata da esigenze di ribalta. Il Caruso scrivente e il Caruso parlante sono due facce della stessa medaglia; l’uno e l’altra si muovono nella stessa direzione e in nome degli stessi ideali: umorismo e ironia. Uno dei suoi aforismi recita: “Chi non sa ridere non è una persona seria”, ed è un messaggio serissimo.

CORRIERE DELLA SERA 1989 - ALFREDO BARBERIS

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

UN PINO CARUSO SORPRENDENTE.

Pino Caruso non finisce mai di stupirci. Eccolo anche autore di un intelligente libro che unisce storie, aforisma, riflessioni, a conferma che, a differenza di tanti comici, i testi se li scrive da solo. Tra i monologhi vi segnalo “Di nulla e di nessuno”, in cui, anticipando lo sferzante giudizio di Carlo Bo che si è chiesto perché certi romanzi sono stati scritti, sostiene che “l’ideale sarebbe non scrivere nulla”. Tra le aguzedas ecco un piccolo florilegio: “Chi non sa ridere non è una persona seria”, “In punto di morte: finalmente in giornata saprò tutto”, “Chi ha creato il mondo? Io sospetto di tutti”, “Ho dei pensieri che non condivido”. Che ne dite? Quasi, quasi questo Caruso è meglio del troppo citato Flaiano.

Ottobre 1989 MILLELIBRI ALFREDO BARBERIS

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

L’INNOCENZA DELL’UOMO CHE RIDE.

Filosofia e letteratura, in Pino Caruso si fondono in una pienezza sconcertante. Leggere il suo libro è stata una sorpresa piacevole e consolante. I filosofi ci dicono che nel regno celeste possiamo entrare a patto di diventare fanciulli. Ridere è regressione al regno dell’innocenza, oltrepassare la funzione pubblica dell’ego sociale. Pino Caruso, in questa chiave, è l’irridente vecchio che conosce le regole degli uomini e sa come smontare il meccanismo, come partire da verità assiomatiche per chiuderle in un’utopia linguistica, vere trappole ironiche e lapidarie dalle quali si riaprono altri sensi universali. La sua è una costruzione razionale e lucida che sembra conchiusa, cui segue, però, una frantumazione dissacrante. Pino Caruso cerca sensi e significati e li trova in meditazioni che scoppiettano.
Caruso più che un comico, è un giullare della mente e uno scrittore raffinato. Uno cioè che parte da una visione cosmica personale per ritrovarsi in una lingua istrionica la cui demistificazione gli viene facile per vocazione naturale.

GIORNALE DI NAPOLI 1989 - CORRADO PIANCASTELLI

L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

SCRITTORE INTROSPETTIVO.

Con questo suo libro Pino Caruso si rivela scrittore introspettivo, acuto, paradossale, elegante.

Gioia 1989 LUISA BALDACCI

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

PINO CARUSO PRESTIGIATORE LINGUISTICO.

Pino Caruso non è solo un grande attore, ma anche e soprattutto uno straordinario prestigiatore linguistico. La lingua del sì, reinterpretata da Caruso, perde tutti gli orpelli e diviene uno strumento duttile e frizzante, per esprimere concetti originali, per abbattere con la potenza dei paradossi ogni tipo di conformismo.

1989 CORRIERE DELLA SERA

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

L'AUTORE SI DIVERTE CON SOFFERENZA.

Più che di racconti si tratta di apologhi, in cui una certa arguta (e acuta) filosofia del quotidiano fa da sfondo didattico. C’è, in aggiunta, una punta di surrealismo. Caruso insegue continuamente il paradosso facendoci pensosamente sorridere, sembra che si diverta con sofferenza, che voglia comunicarci, vestito da clown, una tristezza informe, indefinibile, un male d’esistere senza quarti di nobiltà, un male quotidiano, piccolo-borghese, il male del ragioniere della porta accanto, e che, in definitiva, non si distingue molto da quello dei filosofi (per giocarli in ossimoro) Vattimo e Severino. Scrive Caruso: “Non era morto, era semplicemente fuori di sé. E c’è una bella differenza: chi è morto non è fuori di sé; anzi forse è tornato definitivamente in sé”.

1990 - IL GIORNALE D’ITALIA

UN PENSIERO GENIALE DI PINO CARUSO

Altan bravo, ma bravo anche Pino Caruso.

Splendida ed esilarante, visti i due “mattatori” da entrambe le parti, l’intervista – “Sette‟ n. 45 – di Claudio Sabelli Fioretti a Sebastiano Messina, inimitabile lavoratore di fioretto e di sciabola nel grigiore della quotidianità critica italiota. Ma vorrei, con sommesso orgoglio siculo, avanzare una precisazione di „paternità‟ isolana circa una delle sue affermazioni, e cioè laddove Messina attribuisce al pur grande Altan l’ironia raffinata‟ dell’ineguagliabile confessione “Mi vengono in mente idee che non condivido‟. Ebbene, quella frase di Altan (il cui originale dovrebbe essere, se non ricordo male, “Ho dei pensieri che non condivido‟) è meno recente del citato “remake‟ vignettistico, poiché la sua “paternità‟ è di un‟altra mente finissima, quella di un grande vignettista senza fogli né pennarelli: cioè di Pino Caruso, che, credo, l’abbia inserita anche in un suo libro.

Agrigento - 9 novembre 2002 NUCCIO MULA

ESILARANTE, BRILLANTE, PARADOSSALE... PERSINO TRAGICO

“L’uomo comune” è un libro di Pino Caruso, edito da Marsilio, nella collana Le maschere. Un romanzo sotto forma di racconti permeato da forti sentimenti, da personaggi immaginari, da umorismo dal retrogusto amaro come si conviene a questi tempi. Tempi senza luce, senza valori e con poche ideologie in cui, manipolati e schiacciati nelle proprie libertà, ci si lascia vivere inconsapevolmente. Ogni racconto, in cui l’autore non trascura quel pizzico di leggerezza, di gioco, di malinconia e di tenerezza e di «irridente follia» che da sempre caratterizzano i suoi libri, ci offre una chiave di lettura tragicomica.

30 ottobre 2005 CORRIERE DELLA SERA

 L’UOMO COMUNE
Pino Caruso

(Marsilio)

LETTURA CONSIGLIATA.

Pino Caruso è nato nella terra del filosofo Gorgia da Lentini, il quale sosteneva, più o meno, che nulla esiste, che se, anche, qualcosa esistesse, non potremmo accorgercene e comunque non potremmo comunicarlo agli altri e, puta caso, dovesse succedere, costoro non capirebbero. Nichilismo gnoseologico. Forse Pino ce lo può spiegare, visto che ha scritto questo raccomandabile libro, L’uomo comune, che è tanto comune da essere fuori dal comune. Una bella prosa al servizio dell’acre ironia, dell’umorismo vero che deve essere soffuso di tragico. E questo libro si propone di scrivere di nulla per scrivere, forse, di tutto e, cioè, della condizione umana che è, appunto tragicomica.

GENTE 2005 - MICHELE MIRABELLA

I FULMINANTI AFORISMI DI PINO CARUSO.

Ci sono comici che fanno gli scrittori (quasi sempre con esiti disastrosi); e ci sono scrittori che fanno anche i comici. Pino Caruso, uno degli attori palermitani oggi più popolari, appartiene a questa seconda genia. A pieno titolo, oltretutto, come dimostrano da ultimo i suoi due nuovi libri, la raccolta di versi "Il silenzio dell'ultima notte", editore Flaccovio, “L’uomo comune” (Marsilio) seconda edizione rinnovata e ampliata. Uno scrittore vero, dunque, Pino Caruso, e a sostenerlo già qualche anno fa era stato nientemeno che Indro Montanelli, in occasione della prima edizione de “L’uomo comune (Novecento) sulle colonne del "Giornale": «Pino Caruso, tra ammicchi felpati e improvvisi guizzi d' intelligenza, distilla il suo io più vero, ossia un' ulteriore maschera teatrale: quella dello scrittore che si compiace di paradossi, veloci calembours intrisi d' irridente e aerea follia». Nel nuovo libro di Pino Caruso gli aforismi sono quasi sempre irresistibili: ci sono i vecchi, allineati accanto a nuove sentenze. Caruso spazia, con assoluta nonchalance, dal teatro («Il regista in teatro: uno che disturba le prove»; «Il teatro d'avanguardia è il teatro di domani; il guaio è che te lo fanno vedere oggi»; «In teatro, spesso, le cose migliori sono gli intervalli») alla Sicilia («Di puntuale in Sicilia c'è solo il ritardo»; «In Sicilia abbiamo tutto. Ci manca il resto»), dal razzismo («Il razzismo è il modo più rapido per evitare la fatica di distinguere») alla Chiesa, intesa come apparato politico parallelo, come braccio secolare, come negazione della religione vera. Da qui, un corrosivo e spietato anticlericalismo: «Con Dio preferisco parlare direttamente: gli intermediari pretendono la percentuale»; «Non do l'otto per mille a chi ci si compra gli ermellini»; «Il dogma è una prepotenza che gli uomini fanno a Dio».
Sentite poi cosa dice a proposito di Cosa nostra: «I mafiosi in Sicilia: gli ultimi invasori stranieri fatti in casa»; «I mafiosi sono intelligentissimi. Gli manca solo la parola». Sul conto dei suoi concittadini, Caruso non lesina perfidia: «Noi palermitani abbiamo la vanità di essere primi anche nel peggio». C'è poi un aforisma che sembra la perfetta epigrafe per l'emergenza rifiuti di questi ultimi tempi: «Prodotto prodigioso la spazzatura: basta non fare nulla e si riproduce da sé». Sull'arte di amministrare in generale, ecco come la pensa il comico palermitano: «La politica ha delle ragioni che la ragione non conosce». A leggere i fulminanti paradossi di Pino Caruso (“Sono troppo ambizioso per montarmi la testa”, altro aforisma illuminante) ci si chiede come mai non abbia deciso di dedicarsi alla scrittura sin dalla giovinezza.

LA REPUBBLICA 15 gennaio 2010 SALVATORE FERLITA

Marsilio

AFORISMI MEMORABILI!

Confesso che quando ho acquistato l’ultimo libro di Pino Caruso ero in qualche modo scettico. Così, ho cominciato a leggerlo pieno di pregiudizi, ma devo dire che già al quarto aforisma “Il teatro d‟avanguardia è il teatro di domani: il guaio è che te lo fanno vedere oggi” ho iniziato ad apprezzare il grande talento di questo scrittore, un talento che, come scrive Indro Montanelli, “si compiace di paradossi, veloci calembours intrisi d‟irridente e aerea follia”.
Pino Caruso è davvero una maschera teatrale, che si muove a suo agio sul palcoscenico della follia umana e si diverte a disorientare il lettore tra battute ironiche (“Fummo cacciati dal Paradiso Terrestre per una mela. E poi dicono che la frutta fa bene”) e improvvise illuminazioni metafisiche su Dio e sul destino dell‟uomo (“Che motivo aveva Dio di creare l‟universo se non quello di giustificare la Propria Esistenza”,“Se invece che dalla paura ci lasciassimo prendere dalla curiosità, morire sarebbe soltanto un modo per soddisfarla”). Lo stile dell‟aforisma di Caruso è breve (raramente supera una riga), tagliente, con un uso molto mirato dell‟antitesi e del paradosso (dove il lettore conosce quello che sa - dicendo “è vero”, oppure “è proprio così” - e riconosce al tempo stesso quello che non sa).
A me Pino Caruso non ricorda Flaiano, ma piuttosto La Rochefoucauld (anche il numero di aforismi della raccolta si avvicina moltissimo ai 504 delle Maximes), un La Rochefoucauld siciliano (“Noi siciliani non siamo nemmeno masochisti: ci facciamo continuamente del male, ma senza provarci piacere‟), più irriverente, più guittonesco, più assurdo e anche più tragicomico (il tragico come il comico, nella realtà, non rimangono immutabili - e fortunatamente nel caso del tragico - si alternano, si mischiano, si sovrappongono e insieme sono l‟esistenza‟ scrive Caruso in una delle sue riflessioni).
Ho letto il libro davvero con piacere. Nella prima parte ci sono più di quattrocento aforismi, mentre nella seconda ci sono annotazioni,m ricordi, paradossi, riflessioni in forma breve e arguta. Mi sono annotato più di un centinaio di aforismi di Caruso che sono veramente memorabili.

L'AFORISMA NEL MONDO - FABRIZIO CARAMAGNA

POESIE 

DISSOLVENZE

 

PINO CARUSO E IL SUO ESTRO

In questi giorni ho ricevuto un volumetto di versi intitolato “Dissolvenze”, di un attore (Pino Caruso) solamente da poco salito alla notorietà sul piano nazionale in virtù della televisione della quale si può dire che, come l’Innominato, “ogni tanto fa anche qualche cosa di buono”. Pino Caruso l’ho apprezzato fin dal suo apparire sulla piccola scena del Bagaglino, e di lui ho scritto, con tutta la simpatia che mi suscitava, in un capitoletto di un mio recente libro “I passi perduti. Caruso, oltre al dono di una recitazione ricca di verve e mordente, ha tutto un suo estro, la sua maniera di prendere in giro i suoi corregionali e, quindi, se stesso, è originale e incantevole, e del siciliano autentico, insieme con un complesso nostalgico della sua terra, ha l’icasticità sempre pronta della battuta e, insieme l’umana comunicativa. Ma egli possiede anche un senso straordinario del ritmo non solamente quando si trova dinanzi  al pubblico, ma anche quando è a tu per tu con se stesso, e i suoi versi nascono, appunto, da questi attimi di ripiegamento e malinconia, ma non hanno niente dello ‘sfogo’, non appaiono agli occhi e all’orecchio del lettore ‘estraneo’ delle sterili esercitazioni. Nella intelligente prefazione che Giovanni Passeri ha scritto per “Dissolvenze” (pubblicato dalla casa Editrice Jonia) ne sono acutamente sottolineati i motivi predominanti, “calore, nostalgia, scirocco e profumo di aranci e mandarini, tanta tristezza siciliana, tanto riflesso di un dolore antico”. Ma, oltre alla Sicilia, si ritrovano nelle liriche di questo prodigioso “attore di cabaret” certe visioni notturne di Roma, certe impressioni “cittadine” che farebbero, da sole, la fortuna di un “poeta ufficiale”: “Li ho aspettati sui binari per anni / Piazza Navona, il Colosseo / il gelo di via Santissimi Quattro / la torre di via Quattro Novembre. / Ognuno si consegna nelle mani dell’uomo / senza pietà / attore di vicolo e di malinconia / che lascia il fumo per i gatti notturni. / Si torna per corso Vittorio / chiacchierando passo a passo… È la notte che fa bene al sangue. / Piazza del Popolo diventa fontana / fino all’alba”.

MOMENTO SERA- Il gazzettino romano 19/04/1969 VINCENZO TALARICO

IL DIARIO DI GIORGIO CALABRESE

  … Mi sono trovato per le mani il lavoro di un poeta, inaspettatamente. Inaspettatamente, credo sia il termine esatto. Difatti, se qualcuno vi dicesse che Pino Caruso ha scritto un libro, come me pensereste con ogni probabilità che si tratta di una raccolta di annotazioni di cabaret, magari vagamente petroliniane, o di storielline per ridere. Quindi, appena mi sono trovato di fronte a “Dissolvenze”, ho pensato di riservarmene la lettura per il primo pomeriggio quando le sollecitazioni della “pennichella” che rivendica i suoi diritti si conciliano splendidamente con la prosa leggera. Naturalmente, avevo sbagliato tutto. “Dissolvenze” di Pino Caruso, spogliato del suo personaggio di puparo siculo che tira i fili per far muovere se stesso, sono le annotazioni di un poeta che si guarda attorno e traduce la vita in versi.

Qualunque cosa purché si parta.
Si divisero dopo aver parlato per stagioni intere.
il vento sbatteva l’insegna e le vele.
È tramontato il giorno sulle grandi finestre delle case.
Qualche formica trascina il bagaglio in mezzo all’acqua.
Qualunque cosa purché si parta.

Oggi la vita mi ha regalato le poesie di Pino Caruso. Il fiore che mi è caduto tra le mani era una zagara.

BOLERO settimanale - maggio 1969 GIORGIO CALABRESE

Flaccovio

IL POETA, IL COMICO E LA SFERA EMOZIONALE .

Il tendere dell‟essere verso la comprensione di se stessi, degli altri, dell‟anima nascosta ma mai muta attraverso un pensante e costante tentativo di afferrarne i significati essenziali. In un viavai di pensieri sulla disarmante caducità corporale dell‟uomo, il poeta svela con candore: scrivo nell’andirivieni del mondo per capire che non sono definitivo, cercando sempre di entrare per portoni chiusi convinto di penetrare non altro che il silenzio che investe il tempo dispettoso e ricattatore. Questi i temi della silloge poetica Il silenzio dell‟ultima notte, edita da Flaccovio. L’autore, un sorprendente aedo, è Pino Caruso, per lo più etichettato attore comico ma che in realtà è un attore tout court, così come dovrebbe essere qualsiasi attore e come lui stesso sottolinea ironicamente nell‟insistere sulla comicità, la quale spesso è riferita solo a chi recita («non c’è il pianista comico»). Può quindi sembrare assolutamente distante il mondo della poesia da quello della comicità, se non si pensa che entrambi hanno a che fare in maniera indissolubile con l’interiorità della sfera emozionale, quanto di più umano ed istintuale l’uomo possieda. Poesia e comicità hanno inoltre un loro ritmo che le avvicina ulteriormente. Basta ricordare che «chi non sa ridere, non è una persona seria», per dirla con lo stesso Caruso.
L’accorciarsi delle distanze e differenze tra arti si è mostrato pienamente durante la presentazione della raccolta poetica, il 19 gennaio, al teatro “Coppola” di Catania.
Hanno discusso con Pino Caruso, il direttore de l‟Alba, prof. Pino Pesce, il prof. Mario Tropea, docente di Letteratura italiana all’Università degli Studi di Catania, la prof.ssa Norma Viscusi, insegnante d‟inglese e pianista che ha vivacemente coordinato l’incontro titolato “Aperitivo con poesia”, data la particolare ora: le 12:00. Ha introdotto la presentazione Nino Romeo, sottolineando la singolarità del teatro “Coppola” «occupato dai cittadini e liberato dall‟incuria», dove ogni realizzazione avviene per prerogativa orizzontale. Si può quindi dire che in questa orizzontalità s‟inserisce la poesia di un attore che con lucidità estrema chiede lumi sull‟ultima notte della quale nulla si sa, a parte il silenzio, complice una cosmica omertà esistenziale, come Caruso sottolinea in linea con quel possibile parallelismo fra poesia e senso dell‟umorismo. L’ultima notte, che può essere qualunque, rappresenta, come afferma Norma Viscusi, «la gettatezza dell‟uomo» nel mondo. Libero di dare il meglio di sé, condannato a diventare ciò che vuole, e heideggerianamente (ma anche sartrianamente - come poi sottolinea il direttore de l‟Alba), catapultato nel mondo, senza causa e senza effetto, incapace di spiegare l’esistenza che lo precede, ma con la facoltà di scelta per organizzarla. Il divieto al sapere viene versificato con «ironia pungente, non dolorosa, ma fluida». Una silloge intensa, come sottolinea Pino Pesce, di un Caruso fine cantore, «poeta dell’esistenza sospesa», il quale, nel suo diuturno incedere per la vita, «scava nell’interiorità, attraverso il paesaggio (dell’anima) che è il pretesto per capire l’essere». A esso si accompagna, come un abbraccio inevitabile, la ricerca di Dio (come se non fosse/ una vergogna/ di Dio/ aver lasciato/ a sé/ tutta la conoscenza) in cerchio infinito e perpetuo di «amore/odio», «rispetto/timore» in una poesia che è «ermetica e decadentista» al contempo, ma dove la verità non è a portata del poeta che non è né conoscitore del simbolo né vate, a differenza di Rimbaud o D’Annunzio, ma ricercatore del sé e di un umano sentire notturno, con l‟unica certezza di essere uno come nessuno. Al concetto pirandelliano fa riferimento Mario Tropea nell’identificare Caruso come «poeta ironico» e, citando Brancati, ne affresca un poeta e intellettuale «della porta orientale e della porta occidentale» della Sicilia, un poeta che abbraccia con «quel tanto di genio greco» una poesia intrisa del respiro del mare, di quello universo che se sale sprofonda, di luna e di lucertole che vivifica l’ideale, medita sull’esistenza, senza trascurare l’attuale con la tecnologia imprescindibile. All’importanza delle riflessioni espresse dai relatori, Pino Caruso risponde con un’impennata d’ironia, con quella «comicità » che non va confusa con il ridicolo, come spesso avviene nel nostro paese, perché affiancata alla poesia, a quel genere «serio», il quale non va scambiato con il «funereo». Dimostrando quanto l’argomentare poetico possa diventare aforisma pungente con il sorriso; aprire il cosmo degli sconquassi dell’esistenza, della quale sappiamo soltanto, per usare quell’umorismo arguto di Pino Caruso, «che non se ne esce vivi»

L'ALBA PERIODICO - direttore Pino Pesce - Gen 24, 2014 - M. GABRIELLA PUGLISI

IL SILENZIO DELL’ULTIMA NOTTE
Pino Caruso

Poesie
(Flaccovio)

PIETRO CARRIGLIO, CARLO LEVI, LA TEMPESTA E PINO CARUSO.

A casa di Pino Caruso rileggo i versi di Saba che mi vengono incontro e in controluce prolungando La tempesta di Shakespeare, come l'onda si placa rameggiando sulla sabbia. I versi danno a Saba qualcosa di Prospero.

Più tardi da Levi col quaderno di poesie di Pino Caruso che Levi, soddisfatto dell'offerta trova belle, riprendiamo il discorso su Saba. "Che importa - dice Levi - se Saba ha letto o non ha letto La tempesta. Nella sua poesia vi ritrovi La Tempesta perché la storia della poesia è parallela al mondo ed ha un unico autore. 

Dal Libro  "XENIA 2" - scritti per Pietro Carriglio 2007 PIETRO CARRIGLIO 

 IL SILENZIO DELL’ULTIMA NOTTE
Pino Caruso

Poesie
(Flaccovio)

PROFONDITÀ DI PENSIERO E INTROSPEZIONE 

SUL FILO DELLA NOTTE E DEL SILENZIO.

Capita che gli attori comici – con le loro battute e scene tendenti all’ilarità, all’ambiguità e addirittura alla volgarità – dimostrino superficialità e materialismo, con assenza d’introspezione e di problematiche. Ma non sempre è così: il siciliano Pino Caruso, ben noto al pubblico teatrale, cinematografico e televisivo di tutt’Italia, nel libro di liriche Il silenzio dell’ultima notte (Flaccovio, Palermo, 2009, pp. 148, € 14) fin dal titolo rivela una profonda interiorità e pensosità. Egli ha già pubblicato altri libri, fra cui L’uomo comune che nel 2005 vinse il premio “Palma d’oro” al festival dell’umorismo di Bordighera (IM).
Premesso che egli dichiara di scrivere «per il piacere / puro / di parlare anche / al mio futuro» (p. 30), l’autore nel libro in esame raccoglie una serie d’osservazioni e riflessioni relative alla  natura (particolarmente al mare) e alla propria solitudine in un contesto esistenziale del quale stenta a capire meccanismi e finalità. La silloge si snoda sul filo della notte e del silenzio, parole – queste ultime – che partendo dalla copertina ritornano frequentemente all’interno, perché la notte col suo silenzio suscita vari pensieri, particolarmente quelli inerenti all’ultima notte, cioè alla fine della propria parabola, quando i pensieri stessi «scenderanno / nel mare / per dormire / con i pesci nel fondale» (p. 12). Perciò alcune liriche sono scritte in treni, alberghi e spiagge, specialmente di notte (la quale porta consiglio), quando chi come l’autore è più portato alla riflessione, magari osservando mare, cielo, nuvole e luna.
In queste elucubrazioni più volte viene chiamato in causa Dio, al quale l’autore rimprovera d’aver lasciato / a sé / tutta la conoscenza” (p. 19), di nascondersi se c’è fingendo di mostrarsi (p. 20), magari preferendo l’uomo che crede in lui per precauzione (p. 21): quel Dio che potrebbe essere il pittore inesistente d’un disegno mal riuscito (p. 78) e che ad ogni modo egli prega di chiamarlo “con delicatezza / senza strappi / dalle radici / che lui stesso ha voluto / che lui stesso ha inventato” (p. 125), allorché i suoi sogni si spezzeranno e non potranno essere portati via.
L’autore si chiede che sarà dopo la sua morte e s’immagina in qualche situazione o forma fantastica. Tuttavia egli spera nella poesia e ne proclama la perenne validità, scrivendo: “L’unico pensiero possibile / che travalica la sostanza / del tempo è la poesia / che riscatta gli impedimenti / della maligna sorte / e la mattanza della morte” (p. 78).
Molte liriche contengono immagini colte al volo, aneliti e fremiti, come quello del lumino nella bottega per la morte d’una zia. Talora s’incontrano scenari cittadini, vie e piazze di Palermo, Mondello, Catania, Roma, Parigi, Salisburgo: e in quest’ultima città egli sente echeggiare le melodie mozartiane ed aleggiare lo spirito del grande musicista. E a volte le passeggiate per il mondo avvengono tramite il calcolatore elettronico, dato che in effetti l’autore configura lo svolgimento del libro come un andare per il mondo alla ricerca di sé stesso, di Dio, del perché della vita e della morte, dell’aldilà.
È vero che in alcune liriche, per l’oscurità del dettato, non appare chiaro l’intento divulgativo; ma in genere il giudizio che si può dare del libro è positivo. La tecnica compositiva è buona: ci sono frequenti rime e assonanze e il taglio dei versi favorisce la riflessione. Inoltre la parte finale, intitolata Dissolvenze / Poesie di gioventù, presenta liriche che per titoli hanno dei numeri romani e si risolvono in quadretti impressionistici, ricordi nostalgici, pillole di saggezza. E la silloge si chiude con un’immagine di grand’effetto: “Muore nell’orto un verso di cicala / alle lontane linee il giorno esala / la luce” (p. 139).
(....) Questa silloge si colloca degnamente nella produzione poetica del nostro tempo

L'ALBA PERIODICO on line e cartaceo - direttore Pino Pesce - 15,/01/ 2014) CARMELO CICCIA

IL SILENZIO DELL’ULTIMA NOTTE
Pino Caruso

Poesie
(Flaccovio)

L’ATTORE METTE A NUDO LA SUA MALINCONIA.

“La poesia non è un modo di travisare il reale, bensì strumento per rendere reale l’ideale”. È questa la frase posta a margine della nuova raccolta di poesie di Pino Caruso (Il silenzio dell‟ultima notte, Flaccovio, pp. 139, € 14), dove l’attore e scrittore siciliano rivela il suo lato più insospettato, sorprendentemente riflessivo e malinconico.
Parla della vita Pino Caruso in questo libricino, prezioso e ironico quanto basta, sempre sul filo di una tragicità sapientemente evitata con la battuta finale, quella del comico di vecchia data. Parla di sé col sorriso sulle labbra, ma senza indulgenze (Se mi guardo allo specchio/ io vedo un vecchio/che non si piace/che non si può soffrire/che non si dà pace/ ma non può fuggire.”), parla della sua Palermo con pudica delicatezza e amore (“Sulla piazza/del paese/i palermitani/ che hanno tempo/ prendono/il gelato/con la panna/come angeli/ che passeggiano/ sulle nuvole) e a tratti con malinconica tristezza (A Palermo si nasce tra le urì/ vita che sa di paradiso/ morte che sa di inferno/ riservata/ai cattivi paladini dell‟infanzia./ ”Voscenza benedica” / ha sapore amaro/ amaro assai/ per chi calpesta la terra.).
Ma in queste liriche traspare anche una malcelata vocazione metafisica, anelito insopprimibile in ogni uomo, bisogno innegabile dell'anima: già il titolo, quel silenzio dell‟ultima notte, oltre il quale il poeta si chiede se può saperne di più; o la bella domanda che resta senza risposta (Dove comincia il cielo?/ Da qualunque parte/lo guardi/ da qualunque spazio/ lo osservi /che sta perennemente su.”) e sfocia nella amara consapevolezza della finitezza dell’uomo (“Relativo annottare/ in un luogo imperfetto/ mentre inconsapevoli/ sostiamo/ vivendo/ sulla porta di casa.”). Pino Caruso, da uomo siciliano discreto qual è sempre stato, crea dunque, in questo delizioso libricino, un dialogo sommesso e intimo col lettore e con sé stesso, svelandosi a nudo. La poesia diventa lo specchio in cui si riflette senza inibizioni e senza difese, con un pizzico di briosa comicità finale, come quando immagina di riuscire a guardarsi dall‟esterno, con un risultato così: “Se mi riuscisse d’allungarmi fuori /o staccarmi fino a stare/ sul soffitto come una lucertola/ e fissarmi per capire/ che animale è disteso sul letto…”. È poesia delicata anche questa, di quelle che ci lasciano un sorriso nell'anima.

LA SICILIA 12 aprile 2010  SILVANA LA PORTA

 “IL SILENZIO DELL’ULTIMA NOTTE”
Pino Caruso

Poesie
(Flaccovio)

PINO CARUSO – UN VERO POETA

Ci sono comici che fanno gli scrittori (quasi sempre con esiti disastrosi); e ci sono scrittori che fanno anche i comici. Pino Caruso, uno degli attori palermitani oggi più popolari, appartiene a questa seconda genia. A pieno titolo, oltretutto, come dimostra il suo ultimo libro "Il silenzio dell' ultima notte", raccolta di versi, edita da Flaccovio. Le poesie, Caruso ha iniziato a scriverle in gioventù: "Il silenzio dell' ultima notte" consta di due sezioni, i componimenti recenti, e quelli più datati, che poi sono i più acerbi e a volte un tantino ingenui. Le poesie della maturità invece denunciano una vera attitudine, ma la parola infastidisce non poco il mattatore palermitano: «Non ho mai creduto alla vocazione, né all' ispirazione. Esiste solo la volontà di mettersi al lavoro e un certo talento per la scrittura». I versi che prendono corpo nel libro pubblicato da Flaccovio colgono ora una Palermo notturna, tra squarci visionari e impennate ironiche, e ora diventano un esercizio di autoanalisi, di personale straniamento: come quando Caruso guarda a se stesso come a un altro, una sorta di estraneo. Ne viene fuori uno sguardo obliquo e corrusco che si fa a tratti impertinente.

LA REPUBBLICA 15/01/ 2010 SALVATORE FERLITA

 IL SILENZIO DELL’ULTIMA NOTTE
Pino Caruso

Poesie
(Flaccovio)

PINO CARUSO INSOSPETTATO POETA

Bellissime e sorprendenti poesie, queste di Pino Caruso, pervase da una profonda e amara ironia; da quelle riflessive ad altre descrittive; d'introspezione alcune, di intonazione surreale altre. Di una musicalità avvincente, benché non pratichino la rima nelle forme canoniche.
Credo di poterle collocare tra le migliori del Novecento. Conoscevo il Caruso attore comico. Poi ho scoperto, abbastanza di recente, un Caruso drammatico di grandissimo livello nella interpretazione di Ciampa nel "Berretto a sonagli di Pirandello (interpretazione che il Corriere della sera ha definito superba) rappresentato prima al Quirino, e l'anno successivo (2013) al Ghione, teatri entrambi di Roma. Scoprire persone apprezzabili, in un momento di crisi (morale, sociale, politica, oltre che economica) come questo, penso aiuti ad avere ancora fiducia negli esseri umani.

IL MATTINO 16 marzo 2011 ALDO GIAMMUSSO

IL SILENZIO DELL’ULTIMA NOTTE
Pino Caruso

Poesie
(Flaccovio)

DA GRANDE ATTORE A SORPRENDENTE SCRITTORE

Da sempre il grande attore palermitano Pino Caruso si dedica con successo alla scrittura. E al libro affida non solo la creatività comico e satirica (e drammatica) ma anche il suo universo più intimo e poetico. Riflessivo e malinconico. Gli ultimi suoi libri sono L’uomo comune (Marsilio) e la raccolta di poesie “Il silenzio dell’ultima notte (Flaccovio editore, 2009). “L’uomo comune” contiene esilaranti e insieme profonde perle di saggezza.
Un registro in parte diverso anima “Il silenzio dell‟ultima notte”. La condizione umana nella sua disarmante fisicità e l’eterno respiro del mare: la pioggia di primavera su una città brulicante e il caldo abbraccio della notte; il pulsare della vita e l‟incognita della morte; è nel ritmico alternarsi di questi temi che la poesia di Pino Caruso rivela al lettore il lato più riflessivo e malinconico dell‟attore, emblema di una sicilianità mai urlata, ma, in questi versi, quasi confessata a bassa voce in un dialogo sommesso e intimo. Pagine che svelano il percorso umano e artistico di Pino Caruso, nato a Palermo da una famiglia povera. Attore, giornalista, scrittore, showman, da mezzo secolo popolarissimo per le straordinarie prove fornite in teatro, cinema e televisione. Interprete completo, si è esibito in drammi, commedie, ma anche affabulazioni spesso improvvisate. Tra i suoi successi più recenti, l‟interpretazione dell‟ormai famoso maresciallo Capello in “Carabinieri”, serie televisiva per Canale 5; quell’altra, di segno opposto, di un mafioso cattivissimo nel film per la tv “L’Onore e il rispetto” di Salvatore Samperi; quell’altra ancora di un prete saggio nel film “La Matassa” di Ficarra e Picone. E la straordinaria figura di scrittore siciliano, Bartolo Giacalone, creata dall’attore per la serie tv Agrodolce con mirabile maestria, contribuendo per il suo ruolo anche alla sceneggiatura.
Nel 2010 si confronta con Pirandello, ne “Il Berretto a sonagli”, prodotto dai Teatri Stabili di Palermo e Catania, ottenendo un incredibile successo di pubblico e di critica. Scrive Claudia Provvedini per il “Corriere della sera”: “Il Ciampa di Pino Caruso, lucido condensato di disperazione e impotenza, supera i tic dei “pupi” pirandelliani e, nella misura, dei gesti impregnati di parole-pensiero, si colloca da sé fuori dallo spazio e dunque dal tempo. È classico.

LA SICILIA 18 aprile 2011 - CATERINA RITA ANDÒ

AFORISMI E RAGIONAMENTI

Mondadori

GLI AFORISMI DI PINO CARUSO 

TRA UMORISMO, MALINCONIA  E DISINCANTO

Su Pino Caruso (attore capace di passare con estrema disinvoltura, e pari efficacia, dal comico al drammatico, considerato dalla critica teatrale tra i più grandi della scena europea) avevo scritto un articolo a proposito di un suo libro del 2009. In questi giorni, nelle edizioni Rai Eri, è uscito un suo nuovo libro che si intitola Appartengo a una generazione che deve ancora nascere che, ancora una volta, conferma la brillantezza di contenuti e l’umorismo dell‟autore. Per Pino Caruso l‟umorismo è il sesto dei cinque sensi (“I cinque sensi sono sei. Il sesto è quello dell’umorismo”) ed è l‟espressione più alta della conoscenza perché è lo “strumento più serio” per approfondire l’essenza delle cose. Ma in Pino Caruso non c‟è solo umorismo (un umorismo di cui il genere aforistico italiano è povero, portato più verso l’ironia e il sarcasmo). In lui c‟è anche una vena di malinconia e disincanto. Una malinconia e un disincanto che nessun calembour riesce a dissipare, nessun sorriso a incrinare perché c’è nell‟autore l’amarezza di far parte di una generazione che “deve ancora nascere” in un mondo – di cui l‟Italia è l‟emblema – privo di qualsivoglia etica, intelligenza e cultura.
Per Pino Caruso “un libro di aforismi è un saggio che procede per sintesi” ed è anche una delle forme per raccontare la vita, i suoi insegnamenti che altrimenti si perderebbero nell‟oblio: “La vita si cancella mentre avviene e se nessuno la racconta è come se fosse mai avvenuta”. Come nel precedente libro, anche questo è diviso in due parti: la prima, divisa in 15 capitoli contiene aforismi sui temi più vari con una particolare attenzione per la politica italiana, i libri, la cultura (il tema del taglio dei fondi per la cultura risuona come un grido in tutto il libro), il teatro, l‟amata Sicilia, il tempo che scorre. Addirittura c’è un capitoletto particolarissimo (un unicum nella storia dell’aforisma) contro i cosiddetti “divoratori” di carne. La seconda parte del libro contiene invece micro-racconti, riflessioni, ricordi, divagazioni su persone e temi dell‟attualità.
Lo stile dell‟aforisma di Caruso è breve (raramente supera una riga), tagliente, incline alla verità ma anche al dubbio (“Per amore della verità coltivo il dubbio”) con uno uso molto mirato dell‟antitesi e del  paradosso che hanno come bersaglio la banalità e i luoghi comuni della nostra epoca.

L’AFORISMARIO 24 maggio 2014 - FABRIZIO CARAMAGNA

 APPARTENGO A UNA GENERAZIONE CHE DEVE ANCORA NASCERE
Pino Caruso

(RAI-ERI- MONDADORI)

AFORISMI FULMINANTI.

Una raccolta di aforismi fulminanti, divertenti e anche drammatici. Pino Caruso crea giochi di parole e paradossi, con argomentazioni tra filosofia, religione, storia e costume. Un libro nel quale la banalità e i luoghi comuni sono bersaglio di un umorismo irriverente e anticonformista.

28 maggio 2014 “CIAO”

 APPARTENGO A UNA GENERAZIONE DEVE ANCORA NASCERE
Pino Caruso

(RAI-ERI- MONDADORI)

L'artista palermitano torna in libreria.”

RIFLESSIONI GENIALI. ESERCIZIO D’EQUILIBRIO SOPRA LA FOLLIA.

Pino caruso è uno scrittore che fa anche il comico o un comico che si diverte a fare anche lo scrittore? Quale sia la risposta, del poliedrico artista palermitano, geniale uomo di teatro ma anche garbato umorista, con la dote rara di saper rendere brillante il (mai banale) buon senso, non ci stancheremo mai di scrivere. Soprattutto adesso che ha pubblicato il suo nuovo libro di memorabili aforismi, Appartengo a una generazione che deve ancora nascere (Ed. Rai-Eri. Pp. 118, 11 euro). Se Caruso fosse nato in Francia nel “600 si sarebbe chiamato Francois De La Rochefoucauld. Ma Giuseppe, nato a Palermo nel 1934, per certi versi, ha superato lo scrittore francese. E non solo perché, sul filo della follia, riesce a regalare memorabili aforismi sulla vita, la politica (soprattutto italiana), la cultura o la religione. Ma perché il suo stile tagliente diverte, folgora e soprattutto illumina la mente del lettore. Praticamente, un serbatoio inesauribile di verità che magari sotto gli occhi di tutti, sono spesso invisibili a molti. Per Pino Caruso l‟umorismo “è il sesto dei cinque sensi” ma anche l‟espressione più alta della conoscenza “perché è lo strumento più serio per approfondire l‟essenza delle cose”. Appartengo a una generazione… è un agile testo in due parti: la prima, divisa in quindici capitoli con aforismi sui temi più vari (e più veri); la seconda, invece, contiene micro-racconti, riflessioni, attualità e racconti venati di malinconico disincanto, con una spruzzatina d‟umorismo (anche) paradossale. E se è vero (come già scriveva nel precedente libro) che “in Sicilia abbiamo tutto. Ci manca il resto”, oggi nei suoi 427 aforismi Caruso è incline alla verità ma anche al dubbio (“per amore della verità coltivo il dubbio”) e “abusa degli amici perché con i nemici non ci riesce” confidandoci che lui ha solo se stesso: “a volte mi sembra poco, a volte, troppo”. Vegetariano convinto scrive che “festeggiare a pasqua la Resurrezione della Carne con una strage di agnelli è un tragico controsenso” e che “i giovani non si accorgono d’essere giovani e non si godono la gioventù. Mentre i vecchi si accorgono di essere vecchi e si rovinano la vecchiaia”. Ironizza sull’Italia. Paese d‟inventori: “Abbiamo inventato i socialisti di destra. Presto inventeremo i cattolici atei”, ma allo stesso temo, confida che con papa Francesco Dio entri in chiesa. E paragona la cultura con la pornografia perché “trova spazio solo di notte”. Ma è soprattutto nelle innumerevoli pagine della geniale Pubblicità Progresso che Caruso tocca gli argomenti che più gli stanno a cuore. Come il razzismo. “Tutti gli uomini sono uguali, tranne i razzisti che sono inferiori”. Applausi a Pino Caruso, attore che si muove sul palcoscenico della follia umana riuscendo a farcela amara coi suoi difetti.

GIORNALE DI SICILIA giovedì 10/07/2014) GIUSI PARISI

 APPARTENGO A UNA GENERAZIONE CHE DEVE ANCORA NASCERE
Pino Caruso

(RAI-ERI- MONDADORI)

PINO CARUSO E LAROCHEFOUCAULD

Una raccolta di aforismi fulminanti, divertenti e anche drammatici. Pino Caruso crea giochi di parole esilaranti e illuminanti paradossi, con argomentazioni sorprendenti, tra filosofia, religione, storia e costume. Ironico ed elegante, come lo è sempre stato sia in televisione che in teatro, l'autore si cimenta in questo genere ponendosi da subito all'altezza dei suoi illustri predecessori, da Oscar Wilde a Ennio Flaiano. Un libro nel quale la banalità e i luoghi comuni della nostra società sono fatti bersaglio di un umorismo irriverente e anticonformista.

LA SICILIA 24 luglio 2014) MARIA ROSA SCAFIDI

 APPARTENGO A UNA GENERAZIONE CHE DEVE ANCORA NASCERE
Pino Caruso

LIBRI/ UNA RISATA CI RACCONTERÀ
Rai Eri pubblica in un libro le riflessioni ironiche dell‟attore palermitano,
Il dominio della mafia, l’ignavia dei concittadini
e i ritardi cronici dei trasporti

LA SICILIA? INTELLIGENTE MA NON SI APPLICA.

GLI AFORISMI IN AGRODOLCE DI PINO CARUSO.

DICE di sé di essere nato in un quadro di Guttuso. Ogni allusione alla Vucciria è fortemente voluta. E dice anche che «i siciliani non hanno ancora trovato il tempo di prendere possesso della loro terra». Del resto «prima dei siciliani in Sicilia sono arrivati i fenici, i greci, i romani, gli arabi, i normanni, i francesi, gli spagnoli e persino gli americani... si spera che alla fine arrivino anche i siciliani».
Pino Caruso in apertura dell'ultima sua fatica letteraria “Appartengo ad una generazione che deve ancora nascere” (Rai Eri Mondadori, 120 pagine, 11 euro), avverte che un «libro di aforismi è un saggio che procede per sintesi»: il suo, infatti, è una collezione di aforismi, riflessioni, storie, persone, personaggi e ragionamenti sullo stato attuale del mondo, sempre con un‟ottica particolare, la sua, quella di un siciliano di via Materassai, «trasferito provvisoriamente a Roma da 48 anni», come scrive nell'introduzione. D’altronde l’ironia non è cosa da poco se è vero che «i cinque sensi sono sei e il sesto è il senso dell’umorismo».
La Sicilia è una fonte inesauribile di ispirazione per l‟attore palermitano. A cominciare dal clima: «La Sicilia ha un ottimo clima perché non dipende dalla politica». O ancora: «L‟inverno a Palermo non esiste, è un’invenzione dei palermitani. A Palermo, d’inverno, fa più caldo fuori che in casa. Papà, quando usciva, si levava il cappotto».
C’è persino una sorta di spot, in offerta gratuita per il Comune, magari: «Venite a Palermo d‟inverno, troverete la primavera». Messi insieme, uno dietro l‟altro, potrebbero essere gli efficaci slogan dell‟azienda turismo.
Le riflessioni sono pillole di saggezza di un quasi ottantenne che non ne vuole sapere di andare in pensione. Caruso è prossimo a firmare il contratto per un film le cui riprese lo terranno impegnato per alcuni mesi. Piaccia o no, dopo avere impersonato un paterno e rassicurante maresciallo dei carabinieri, farà il boss. Poi ritornerà in teatro per concludere la tournée del “Berretto a sonagli” e lo vedremo (si spera) anche al Teatro Biondo. «Pensione? - si chiede l‟attore - Va abolita come concetto (non come remunerazione): appena uno ha imparato a fare qualcosa gli dicono di smettere».
E allora ritorniamo alla vituperata Sicilia. L‟affondo parte dalla fondazione del nuovo stato e abbraccia i costumi degli isolani, racconta la mafia con poche parole, inchioda i siciliani alle loro responsabilità secolari, ma fa trasparire l'amore di un figlio che ha sempre vantato le sue radici. Ed ecco il capitolo dedicato a Cosa nostra. «Proclamata la Repubblica, lo Stato ha impiantato le industrie al nord e la mafia al sud, ottenendo, in entrambi i casi, grande successo», scrive. «I siciliani sono stati le prime vittime della mafia». E ancora: «In Sicilia, la mafia è stata il braccio secolare dello Stato». “In Sicilia, nell’impossibilità di rivolgersi allo Stato, che non c’era ci si rivolgeva alla mafia, che c’era». «In Sicilia, assente lo Stato, si poteva soltanto denunciare la mafia alla mafia». Con un suggerimento, quasi un suggello risarcitorio: «Per aver lasciato la Sicilia in mano alla mafia, i siciliani dovrebbero chiedere i danni allo Stato».
Non va meglio con i suoi conterranei: «I siciliani sono sprovvisti di senso civico, ma hanno una grande civiltà». Oppure: «La Sicilia mi fa pensare a quello che gli insegnanti dicono di alcuni bambini: è intelligente ma non si applica». Da un mese Caruso non riesce a trovare un posto nel treno che lo deve riportare nella sua natìa città, tanto da aver dovuto rinunciare a una serata organizzata dall'Amat.
Il treno è l‟unico mezzo abilitato a condurlo a Palermo perché dell‟aereo ha una fifa matta. E allora ecco gli aforismi immancabili sul suo trasporto odiamato: «Un treno dalla Sicilia è arrivato in orario. È stata aperta un‟inchiesta». O ancora: «In Sicilia, un incidente ferroviario per eccesso di velocità è praticamente impossibile». E allora, in conclusione, ecco di nuovo Caruso in diretta, al telefono che schiuma rabbia: «Faccio Roma-Milano (500 km) in due ore e quarantacinque minuti; Palermo Messina (199 km) in cinque ore e mezza. Perché i siciliani non protestano?».
Il libro contiene anche alcuni testi che raccontano episodi della vita e della carriera dell‟attore palermitano. Di Pino Caruso che canta nel Gattopardo “La bella Gigogin” si ricordano tutti. Fu la sua prima esperienza di attore. Durò pochissimi secondi la sua prestazione nel film capolavoro di Luchino Visconti. A quel tempo Pino aveva solo ventitré anni e sognava di fare l‟attore, ma era solo «il figlio del signor Caruso», per gli amici e i parenti solo uno “spiantato”. Ma la mattina in cui l'auto blu della Titanus lo prelevò da via Materassai, alla Vuccirìa, si prese una bella rivincita. All'aspirante attore sembrava di essere arrivato in paradiso e di vedere Dio e tutti i santi. «Dove Dio era Visconti, e i santi Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Romolo Valli, Lina Morelli, Paolo Stoppa…».
Peccato però che spente le luci del set, tutti si dimenticarono di lui nella piazza di Ciminna e per tornare a Palermo Caruso dovette rimediare un autostop in uno sgangherato camion carico di ricotta e formaggi. Il “ragazzo” del '34 si lascia prendere dai ricordi e gli vengono in mente nitidissimi, come se fossero fotografie. Ma in famiglia le fotografie non potevano permettersele. «Troppo poveri in famiglia».
Condizione che, a Roma, qualche anno dopo lo indusse a dover chiedere l‟elemosina a un mendicante. I ricordi più violenti sono quei bombardamenti su Palermo nel ‘43, con le luci dei rifugi che tremavano, come succede oggi in discoteca. Per questo quando ha nostalgia, si fa per dire, della guerra, Pino Caruso dice: «Vado subito in discoteca,  è come stare in mezzo ai bombardamenti. La musica, tanto, sempre quella americana è».
Dell’infanzia ci sono ricordi bellissimi. Come il presepe allestito in casa con pochi mezzi e tanta fantasia. Al centro troneggiava un artistico bambinello che fu trafugato dagli amici. Per averlo indietro dovette cedere un’introvabile figurina. “Nel mondo dei bambini – commenta – c’è già tutto il mondo degli adulti.”

LA REPUBBLICA 2 agosto 2014 MARIO PINTAGRO

 APPARTENGO A UNA GENERAZIONE CHE DEVE ANCORA NASCERE
Pino Caruso

(RAI-ERI-MONDADORI)

QUEL GENIO DI PINO!

“Pino Caruso, tra ammicchi felpati e improvvisi guizzi d’intelligenza, distilla il suo io più vero, ossia un’ulteriore maschera teatrale: quella dello scrittore che si compiace di paradossi, veloci calembours intrisi d’irridente e aerea follia”. Aulico linguaggio, dedicato allo scrittore, attore, siciliano, lo ha stilato Indro Montanelli. Si può sottoscrivere, con una correzione: i suoi guizzi d’intelligenza non sono “improvvisi”, ma costanti. Non refoli, ma venti incessanti. Questa sua raccolta di Aforismi, riflessioni, storie, persone, personaggi e ragionamenti sullo stato attuale del mondo ha il dono di ricordare quanto sia giusta un’antica definizione di genio: “Dicesi genio colui che ispira le idee dei cretini di vent’anni dopo”. Nessuna pagina di questo libro vi deluderà. Oltre a riflessioni come “Nonostante il computer, la tv e altre meraviglie del mondo elettronico, il cartaceo rimane la più sorprendente invenzione dell’uomo: se va via la luce il libro non si spegne”. Caruso sa scandagliare l’umanità in ogni sfaccettatura. Non a caso ricorda di essere stato un bambino precoce: della vita – scrive - non ho capito niente subito; ma molto meglio di altri, che hanno dovuto studiare per ottenere lo stesso risultato.”

Settembre 2014 LO SCAFFALE di NONNO SANTI

 APPARTENGO A UNA GENERAZIONE CHE DEVE ANCORA NASCERE
(RAI-ERI-MONDADORI)

AFORISMI SULL’OGGI DI PINO CARUSO

Pino Caruso ha un gusto per le battute fulminanti che soltanto un uomo di spettacolo può avere. Ma più che battute, i suoi sono fulmimanti giudizi e riflessioni che aiutano a comprendere il mondo di oggi. Non a caso il suo nuovo libro si intitola “Appartengo a una generazione che deve ancora nascere” (Edizioni Rai-Eri pagg 167 Euro 11). Ha i suoi anni, Caruso, ma con quel titolo intende dire che la sua esperienza di uomo e di artista ne fa un disincantato osservatore del mondo di ieri, di oggi e, avendo pirandellianamente capito il gioco, di domani. Si ride nel leggere gli aforismi inanellati in questo volumetto, e si riflette sulla nostra condizione di consumisti (più o meno consapevoli) del terzo millennio. Dissacrante ma mai volgare, spesso in una sola riga Pino Caruso racconta anche di se stesso, della sua avventura di uomo di palcoscenico. E non tralascia l’attualità: “I tagli del governo alla cultura sono un aiuto all’ignoranza, la quale di tutto aveva bisogno tranne che di un aiuto”. E ancora: “Se continua la crisi, il teatro, in Italia rischia di diventare un luogo dove quattro gatti vanno a sentire quattro cani.

CORRIERE DELLA SERA 16 ottobre 2015 MATTEO COLLURA

PINO CARUSO, RIFLESSIONI CHE SCAVANO NELLA PSICHE.

foto2.jpg

Alda Merini e Aurelio Caliri

Qualche giorno fa mi sono imbattuto per caso in un libro di Pino Caruso che avevo già letto, cioè “Appartengo a una generazione che deve ancora nascere”. Scorrendo le prime pagine, per una sorta di attrazione inconscia, non ho potuto fare a meno di rileggerlo: tutto d’un fiato. Quindi, sono passato alla lettura di altre sue pubblicazioni che ho ritrovato nella mia disordinata libreria. Così, sono pervenuto a una considerazione a dir poco sconcertante: noi uomini - e in questo caso soprattutto io medesimo -, siamo molto limitati nel nostro giudizio, condizionati dalla nostra superficialità che spesso non ci permette di capire appieno l’importanza di certi fenomeni che attengono appunto alla nostra umanità: I libri di Caruso hanno qualcosa di grandioso, anzi, sono grandiosi (l’avverbio “qualcosa” suona stonato), e io, prima, per quanto mi siano piaciuti molto, incredibilmente non me n’ero accorto. Da tutti i suoi racconti, dai suoi aforismi, traspare potente l’anelito eterno dell’uomo alla ricerca della bellezza, del mistero della sua esistenza, traspare la problematicità della vita che ogni giorno ci attanaglia, la religiosità di cui sentiamo il bisogno, anche se siamo lontani da qualsiasi fede e dogma, il dramma del pensiero della morte che ci pervade. E c’è in questa ricerca un ché di struggente, di nobile, di profondo, un messaggio di fratellanza, di amore verso i propri simili, che pone Pino Caruso – e assolutamente non credo di esagerare - tra i personaggi più grandi del nostro tempo. Io penso che lui si possa paragonare a Luigi Pirandello (tra l’altro, e per inciso, come attore è tra i più geniali interpreti di Pirandello) per il modo con cui è riuscito a scavare nella psiche umana, solo che Pino è più attuale, come è giusto che sia, le sue riflessioni sono come lampi di luce che rischiarano improvvisamente il nostro cammino e ci aiutano a percorrerlo. E penso anche che i suoi libri dovrebbero essere consultati sempre perché soltanto in questo modo possiamo meglio capirli e, di conseguenza, capire noi stessi e migliorare la nostra esistenza. L’arte, nella sua universalità, è il più importante messaggio di vita, di conoscenza, e di speranza, che un uomo possa trasmettere ai propri simili.

LA SICILIA 9 giugno 2015 AURELIO CALIRI